Quando si valuta il trasferimento negli Emirati Arabi Uniti, l'attenzione si concentra quasi sempre su ciò che si smette di pagare: Irpef, addizionali, imposta sulle società. Molto meno spesso ci si chiede cosa succede a ciò che si smette di versare. Eppure la questione dei contributi INPS a Dubai è una delle più delicate per chi lascia l'Italia a metà carriera.
Gli Emirati non prevedono alcuna pensione pubblica per i lavoratori stranieri e tra Italia ed Emirati Arabi Uniti non esiste una convenzione bilaterale di sicurezza sociale: gli anni lavorati a Dubai non si sommano a quelli italiani ai fini della pensione INPS.
In questa guida 2026 vediamo cosa succede alla posizione contributiva quando si lascia l'Italia, come funzionano gratuity e Savings Scheme negli Emirati, quando convengono i contributi volontari INPS e come pianificare la previdenza insieme al trasferimento.
Quando si valuta il trasferimento negli Emirati Arabi Uniti, l'attenzione si concentra quasi sempre su ciò che si smette di pagare: Irpef, addizionali, imposta sulle società. Molto meno spesso ci si chiede cosa succede a ciò che si smette di versare. Eppure la questione dei contributi INPS a Dubai è una delle più delicate per chi lascia l'Italia a metà carriera: gli Emirati non prevedono alcuna pensione pubblica per i lavoratori stranieri e tra Italia ed Emirati Arabi Uniti non esiste una convenzione bilaterale di sicurezza sociale.
Contributi INPS a Dubai: cosa cambia quando lasci l'Italia
Il principio di base della previdenza è la territorialità: i contributi obbligatori si versano, di regola, nel Paese in cui il lavoro viene effettivamente svolto. Chi si trasferisce a Dubai con un regolare visto di residenza e lavora per un datore di lavoro emiratino, o attraverso la propria società in free zone o mainland, esce quindi dal sistema contributivo obbligatorio italiano: l'INPS smette di ricevere versamenti e l'anzianità contributiva si "congela" al livello raggiunto prima dell'espatrio.
Il punto critico è che, a differenza di quanto avviene negli Stati UE o nei Paesi legati all'Italia da accordi bilaterali (come Stati Uniti, Canada o Brasile), gli Emirati Arabi Uniti non hanno stipulato con l'Italia alcuna convenzione di sicurezza sociale. Non è quindi possibile la totalizzazione internazionale dei periodi assicurativi: gli anni lavorati a Dubai non si sommano a quelli italiani per maturare il diritto alla pensione INPS. Chi parte con, ad esempio, 15 anni di contributi italiani e lavora 10 anni negli Emirati senza altre iniziative, al rientro si ritroverà sempre con 15 anni di anzianità contributiva.
Questo non significa che i contributi già versati vadano persi: restano accreditati e daranno diritto alla pensione italiana se e quando i requisiti (di età e di anzianità minima) saranno raggiunti. Significa però che la posizione va gestita attivamente, con una vera pianificazione previdenziale parallela a quella fiscale. Prima ancora, naturalmente, occorre che il trasferimento sia effettivo e opponibile al Fisco: ne abbiamo parlato nella guida alla residenza fiscale a Dubai tra AIRE, black list e art. 2 TUIR.
Negli Emirati non esiste una pensione pubblica per gli espatriati
Il sistema pensionistico pubblico degli Emirati, gestito dalla General Pension and Social Security Authority (GPSSA) e riformato dalla Federal Law No. 57 of 2023, copre esclusivamente i cittadini emiratini e, tramite meccanismi di coordinamento, i cittadini degli altri Paesi del Golfo (GCC). Come confermato dalla stessa GPSSA, i lavoratori stranieri – italiani inclusi – non versano contributi pensionistici obbligatori negli Emirati e non maturano alcuna pensione pubblica locale.
Il rovescio della medaglia è duplice. Da un lato il costo del lavoro è più leggero e lo stipendio netto coincide sostanzialmente con il lordo; dall'altro, la copertura previdenziale di lungo periodo è interamente a carico del lavoratore, che deve costruirsela con strumenti privati o con i versamenti volontari in Italia.
End of Service Gratuity e Savings Scheme: il "TFR" emiratino
L'unico istituto obbligatorio a favore dei dipendenti stranieri è la end of service gratuity, disciplinata dall'art. 51 della Federal Decree-Law No. 33 of 2021 (la legge sul lavoro UAE): al termine del rapporto, il dipendente con almeno un anno di servizio ha diritto a un'indennità pari a 21 giorni di retribuzione base per ciascuno dei primi cinque anni di servizio e a 30 giorni per ogni anno successivo, secondo i criteri illustrati dal portale ufficiale del Governo UAE. Si tratta di una somma una tantum, concettualmente più vicina al TFR italiano che a una pensione.
Dal novembre 2023 esiste inoltre un'alternativa: il Voluntary Alternative End-of-Service Benefits Scheme (noto come "Savings Scheme"), introdotto con la Cabinet Resolution No. 96 of 2023 e gestito da MOHRE e SCA. I datori di lavoro che aderiscono versano contributi mensili in fondi di investimento autorizzati al posto di accantonare la gratuity, e il dipendente può aggiungere versamenti volontari propri. È un primo embrione di previdenza complementare emiratina, a cui possono accedere anche freelance e lavoratori autonomi. Per il quadro completo degli obblighi dei datori di lavoro negli Emirati (visti, WPS, gratuity) rimandiamo alla nostra guida su come assumere dipendenti a Dubai.
Contributi INPS volontari da Dubai: come continuare a costruire la pensione italiana
Chi vuole continuare ad alimentare la propria posizione INPS mentre vive e lavora negli Emirati può chiedere l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione. I versamenti volontari sono compatibili con l'attività lavorativa svolta all'estero in un Paese non convenzionato, proprio perché in Italia non c'è alcuna contribuzione obbligatoria in corso. In linea generale, l'autorizzazione richiede almeno cinque anni di contributi versati in qualsiasi epoca, oppure tre anni nel quinquennio precedente la domanda; l'importo dovuto viene calcolato sulla base delle ultime retribuzioni. Requisiti, modalità di domanda e criteri di calcolo sono descritti nella scheda ufficiale INPS sui contributi volontari della gestione privata.
I versamenti volontari convengono soprattutto a chi è vicino ai requisiti pensionistici o vuole evitare "buchi" contributivi che penalizzerebbero l'assegno futuro. Per chi è a inizio carriera, va valutato caso per caso il confronto con strumenti alternativi: previdenza complementare italiana, piani pensionistici internazionali o semplice accumulo finanziario privato, tenendo conto anche del trattamento fiscale di ciascuno strumento una volta divenuti residenti negli Emirati.
Distacco da un'azienda italiana: la Legge 398/1987 e le retribuzioni convenzionali
Un caso a parte è quello del dipendente che resta alle dipendenze di un datore di lavoro italiano e viene inviato a lavorare negli Emirati. Trattandosi di un Paese extra-UE non convenzionato, si applica il D.L. 317/1987, convertito nella Legge n. 398/1987: il datore di lavoro italiano è obbligato ad assicurare in Italia il lavoratore, versando i contributi sulla base delle cosiddette retribuzioni convenzionali, importi forfettari fissati ogni anno con decreto interministeriale (per il 2026, il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 133 dell'11 giugno 2026, recepito dalla circolare INPS n. 66/2026). Le stesse retribuzioni convenzionali rilevano, ai sensi dell'art. 51, comma 8-bis del TUIR, anche per la tassazione italiana del reddito di lavoro dipendente estero, quando il lavoratore resta fiscalmente residente in Italia.
Attenzione però a non confondere le situazioni: il distacco presuppone la permanenza del rapporto con l'azienda italiana. Chi invece si trasferisce stabilmente e lavora dagli Emirati, anche in smart working, ricade in scenari diversi che abbiamo analizzato nella guida su come lavorare da remoto da Dubai per un'azienda italiana.
E la pensione italiana già maturata?
Per chi ha già maturato il diritto alla pensione, il trasferimento a Dubai apre un capitolo diverso e potenzialmente molto vantaggioso: la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia ed Emirati (ratificata con Legge n. 309/1997) attribuisce in via generale la tassazione delle pensioni private allo Stato di residenza, con la possibilità, a determinate condizioni, di ricevere la pensione lorda dall'Italia. Le condizioni, le eccezioni per le pensioni pubbliche e la procedura da seguire sono illustrate nel nostro approfondimento su come trasferirsi a Dubai da pensionato.
Conclusioni: la previdenza va pianificata insieme al trasferimento
Il trasferimento negli Emirati azzera le imposte sul reddito personale, ma azzera anche l'accumulo previdenziale obbligatorio: nessun contributo INPS, nessuna pensione pubblica emiratina, solo la gratuity di fine servizio. Per un imprenditore o un professionista quarantenne questo può tradursi, a fine carriera, in una pensione italiana molto ridotta se la posizione non viene gestita per tempo con versamenti volontari, previdenza complementare o un piano di accumulo strutturato.
Lo studio del Consulente legale e fiscale Pellegrino Bozzella assiste imprenditori e professionisti italiani in tutte le fasi del trasferimento a Dubai, integrando la strategia fiscale con la pianificazione previdenziale e patrimoniale. Se stai valutando il trasferimento o vuoi capire come gestire la tua posizione INPS dall'estero, visita la pagina dedicata alla pianificazione fiscale e tasse e contatta lo studio per una consulenza personalizzata.




