Molti imprenditori e investitori italiani detengono conti correnti, partecipazioni societarie, immobili o cripto-attività a Dubai pur restando fiscalmente residenti in Italia. In questi casi scatta l'obbligo di compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi, lo strumento con cui il Fisco italiano monitora le attività estere ai sensi del D.L. 167/1990.
Gli Emirati Arabi Uniti sono inclusi nella black list del D.M. 4 maggio 1999: questo comporta sanzioni raddoppiate in caso di omessa dichiarazione, IVAFE maggiorata allo 0,4% sui prodotti finanziari e la presunzione di residenza in Italia per chi si trasferisce a Dubai senza un trasferimento effettivo e documentabile.
In questa guida vediamo chi deve compilare il quadro RW, quali asset negli Emirati vanno dichiarati, le aliquote IVIE e IVAFE in vigore dal 2024, le sanzioni applicabili e quando l'obbligo di monitoraggio viene meno con il trasferimento effettivo della residenza fiscale a Dubai.
Quadro RW e Dubai: chi ha l'obbligo di monitoraggio fiscale
L'obbligo di compilazione del quadro RW nasce dalla disciplina sul monitoraggio fiscale contenuta nel D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla Legge 227/1990. Sono tenuti alla compilazione le persone fisiche, le società semplici e gli enti non commerciali fiscalmente residenti in Italia che detengono, direttamente o in qualità di titolari effettivi, investimenti all'estero o attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.
Il punto decisivo è quindi la residenza fiscale: finché sei residente in Italia ai sensi dell'art. 2 del TUIR, ogni asset detenuto a Dubai rientra nel perimetro del monitoraggio. E attenzione: per chi si trasferisce negli Emirati vale la presunzione di residenza dell'art. 2, comma 2-bis del TUIR, perché gli Emirati Arabi Uniti sono inclusi nella black list del D.M. 4 maggio 1999: il cittadino italiano cancellato dall'anagrafe e trasferito a Dubai si considera residente in Italia salvo prova contraria, con inversione dell'onere della prova a suo carico. Sul tema abbiamo dedicato un approfondimento alla doppia residenza tra Italia e Dubai e al Tax Residency Certificate degli Emirati.
Quali attività a Dubai vanno indicate nel quadro RW
Il monitoraggio riguarda tutte le principali categorie di asset che un imprenditore o investitore italiano può detenere negli Emirati. In primo luogo i conti correnti e i depositi bancari: l'obbligo di indicazione nel quadro RW scatta quando il valore massimo complessivo raggiunto nel periodo d'imposta supera 15.000 euro, mentre ai fini IVAFE rileva la giacenza media annua superiore a 5.000 euro. Se hai da poco aperto un rapporto bancario negli Emirati, trovi le procedure aggiornate nella nostra guida su come aprire un conto bancario a Dubai.
Vanno poi dichiarate le partecipazioni in società emiratine: la quota in una FZ-LLC, in una FZE o in una LLC mainland detenuta da un socio residente in Italia è un'attività estera di natura finanziaria da riportare nel quadro RW, con gli eventuali obblighi di "look through" quando il socio è titolare effettivo di partecipazioni rilevanti in società localizzate in Paesi non collaborativi. Stesso discorso per gli immobili: chi ha acquistato un appartamento a Dubai Marina o a Downtown deve indicarlo nel quadro RW anche se non è locato, come spieghiamo nella guida su come comprare casa a Dubai. Infine le cripto-attività: dal 2023 anche wallet e valute virtuali detenute su exchange esteri vanno monitorate nel quadro RW con il codice dedicato, per effetto della Legge 197/2022.
IVIE e IVAFE sugli asset negli Emirati: le aliquote dal 2024
Al monitoraggio si affiancano le imposte patrimoniali. La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023, art. 1, comma 91) ha alzato in modo significativo il prelievo sugli asset esteri. L'IVIE sugli immobili detenuti all'estero è passata dallo 0,76% all'1,06% del valore dell'immobile: su una proprietà a Dubai da 500.000 euro significa circa 5.300 euro di imposta patrimoniale ogni anno, a cui si aggiunge l'eventuale tassazione IRPEF dei canoni se l'immobile è locato.
Ancora più delicata la posizione dei prodotti finanziari: l'IVAFE ordinaria è dello 0,2%, ma sale allo 0,4% per i prodotti finanziari detenuti in Stati a regime fiscale privilegiato individuati dal D.M. 4 maggio 1999, tra cui rientrano gli Emirati Arabi Uniti. Ne restano fuori i conti correnti e i libretti, per i quali l'IVAFE resta l'imposta fissa di 34,20 euro (dovuta se la giacenza media supera 5.000 euro), e le cripto-attività, soggette all'imposta di bollo del 2 per mille (0,2%) sul valore al 31 dicembre. Il quadro complessivo va quindi valutato caso per caso, ed è uno dei motivi per cui una corretta pianificazione fiscale prima del trasferimento o dell'investimento è essenziale.
Sanzioni quadro RW per attività a Dubai non dichiarate
Le sanzioni per l'omessa o infedele compilazione del quadro RW sono tra le più severe del sistema tributario: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati, che raddoppiano dal 6% al 30% quando le attività sono detenute in Paesi black list come gli Emirati. A ciò si aggiungono, per le attività in Paesi a fiscalità privilegiata, la presunzione per cui le somme non dichiarate si considerano costituite con redditi sottratti a tassazione (art. 12 del D.L. 78/2009) e il raddoppio dei termini di accertamento.
Un errore frequente è pensare che il Fisco italiano "non veda" i conti di Dubai. Non è così: gli Emirati Arabi Uniti aderiscono dal 2018 allo scambio automatico di informazioni finanziarie secondo il Common Reporting Standard dell'OCSE: le banche emiratine comunicano annualmente i dati dei conti riferibili a residenti italiani, che arrivano all'Agenzia delle Entrate. In caso di violazioni pregresse è comunque possibile ricorrere al ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte, purché ci si muova prima di ricevere contestazioni.
Chi non deve compilare il quadro RW: il trasferimento effettivo a Dubai
L'obbligo di monitoraggio cessa solo quando viene meno la residenza fiscale italiana. Chi si trasferisce effettivamente a Dubai — con iscrizione all'AIRE, spostamento del centro degli interessi personali ed economici e capacità di vincere la presunzione del D.M. 4 maggio 1999 — non deve compilare il quadro RW per gli asset detenuti negli Emirati, perché non è più soggetto al monitoraggio fiscale italiano. Attenzione però all'anno del trasferimento: la residenza fiscale si valuta sulla maggior parte del periodo d'imposta, quindi chi lascia l'Italia nella seconda metà dell'anno resta di regola residente per l'intero anno, con conseguente obbligo di dichiarare anche le attività aperte a Dubai dopo il trasferimento. Anche i familiari rimasti in Italia che risultino titolari effettivi o deleghe di firma sui conti esteri possono avere obblighi propri di monitoraggio.
Conclusioni: metti in regola i tuoi asset tra Italia e Dubai
Il quadro RW è il punto in cui la fiscalità italiana incontra i patrimoni detenuti a Dubai: conti, società, immobili e cripto-attività vanno monitorati finché si resta residenti in Italia, con imposte patrimoniali maggiorate e sanzioni raddoppiate in caso di omissione, vista l'inclusione degli Emirati nella black list del D.M. 4 maggio 1999. La buona notizia è che con una strutturazione corretta — dalla scelta del veicolo societario al trasferimento effettivo della residenza — questi obblighi possono essere gestiti o legittimamente superati.
Lo studio Indubai dell'Avv. Pellegrino Bozzella assiste imprenditori, professionisti e investitori italiani nella regolarizzazione delle attività estere, nella compilazione del quadro RW e nella pianificazione del trasferimento a Dubai. Contattaci per una consulenza personalizzata e metti in sicurezza la tua posizione fiscale tra Italia ed Emirati.




