Dal 1° gennaio 2025 anche gli Emirati Arabi Uniti applicano la Global Minimum Tax: con la Cabinet Decision n. 142 del 2024 è stata introdotta la Domestic Minimum Top-up Tax (DMTT), un'imposta integrativa che porta al 15% l'aliquota effettiva minima per i grandi gruppi multinazionali. Una svolta storica per un Paese noto per la fiscalità leggera, che nel 2026 entra nella fase operativa dei primi adempimenti.
La buona notizia per la maggior parte degli imprenditori italiani è che la DMTT riguarda soltanto i gruppi con ricavi consolidati globali pari o superiori a 750 milioni di euro: per le PMI e per le società in free zone che rispettano i requisiti, il regime della Corporate Tax al 9% (o allo 0% per le Qualifying Free Zone Person) resta invariato.
In questa guida vediamo come funziona la Global Minimum Tax negli Emirati, chi rientra nel perimetro della DMTT, quali esclusioni e safe harbour sono previsti, quali sono gli adempimenti dichiarativi e come la disciplina si intreccia con le regole italiane del D.Lgs. 209/2023.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno compiuto un ulteriore passo nell'allineamento agli standard fiscali internazionali: dopo l'introduzione della Corporate Tax al 9% nel 2023, dal 2025 è in vigore anche la Domestic Minimum Top-up Tax (DMTT), la versione emiratina della Global Minimum Tax promossa dall'OCSE. Nel 2026 i gruppi interessati si trovano per la prima volta ad affrontare concretamente calcoli, dichiarazioni e verifiche di impatto. Vediamo tutto quello che c'è da sapere.
Cos'è la Global Minimum Tax e perché riguarda anche gli Emirati
La Global Minimum Tax nasce dal cosiddetto Pillar Two dell'OCSE, il secondo pilastro della riforma della fiscalità internazionale concordata da oltre 135 Paesi. L'obiettivo è garantire che i grandi gruppi multinazionali paghino un'imposta effettiva minima del 15% in ogni giurisdizione in cui operano, riducendo la convenienza a spostare i profitti verso Paesi a bassa o nulla tassazione. Le regole tecniche sono contenute nelle GloBE Model Rules dell'OCSE, mentre nell'Unione Europea il quadro è stato recepito con la Direttiva (UE) 2022/2523.
Per gli Emirati, storicamente percepiti come giurisdizione a fiscalità zero, aderire al Pillar Two significa proteggere la propria attrattività: se Abu Dhabi non avesse introdotto un'imposta minima domestica, la differenza tra il 15% e l'imposta effettivamente pagata negli UAE sarebbe stata comunque prelevata da altri Paesi (tipicamente quello della capogruppo) tramite i meccanismi IIR e UTPR. Con la DMTT, invece, quel gettito resta negli Emirati.
La DMTT negli Emirati: Cabinet Decision n. 142/2024 e aliquota effettiva del 15%
La base giuridica è la Cabinet Decision No. 142 of 2024 sulla Top-up Tax per le imprese multinazionali, applicabile agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2025. Il meccanismo è quello tipico della qualified domestic minimum top-up tax: si calcola l'aliquota effettiva (Effective Tax Rate) del gruppo negli Emirati secondo le regole GloBE e, se risulta inferiore al 15%, si applica un'imposta integrativa che colma la differenza. Come conferma il Ministry of Finance UAE, la disciplina è strettamente allineata alle Model Rules, al Commentario e alle Administrative Guidance OCSE.
Un punto importante: nel marzo 2025 il Ministero delle Finanze ha annunciato che la DMTT ha ottenuto lo transitional qualified status OCSE. In pratica, l'imposta emiratina è riconosciuta come "qualificata" ai fini del QDMTT Safe Harbour: i Paesi esteri (Italia compresa) non devono ricalcolare e prelevare ulteriori top-up tax sui profitti già assoggettati alla DMTT negli UAE, semplificando notevolmente la compliance dei gruppi.
Chi rientra nella Global Minimum Tax: la soglia dei 750 milioni di euro
La DMTT si applica alle entità di gruppi multinazionali con ricavi consolidati globali pari o superiori a 750 milioni di euro in almeno due dei quattro esercizi precedenti. Sono quindi esclusi per definizione i piccoli e medi imprenditori: la stragrande maggioranza delle società costituite da italiani a Dubai continua ad applicare esclusivamente il regime ordinario della Corporate Tax, di cui abbiamo parlato nella guida alla dichiarazione Corporate Tax UAE.
Secondo l'analisi di PwC Middle East, restano fuori dal perimetro anche alcune categorie di entità escluse: enti governativi, organizzazioni internazionali, organizzazioni non profit, fondi pensione e determinati veicoli di investimento. Sono inoltre esclusi i gruppi con sede negli UAE privi di attività estere e, per un periodo massimo di cinque anni, i gruppi nella fase iniziale di espansione internazionale (presenza in non più di sei giurisdizioni), quando agli UAE non si applica alcuna Income Inclusion Rule estera.
Free zone e DMTT: cosa resta del regime allo 0%
È l'aspetto che genera più domande. Il regime della Qualifying Free Zone Person allo 0% non è stato abolito: per le società sotto la soglia dei 750 milioni di euro tutto resta come prima. Per i grandi gruppi in scope, invece, il vantaggio dello 0% in free zone viene di fatto neutralizzato: se l'aliquota effettiva del gruppo negli Emirati scende sotto il 15%, la DMTT recupera la differenza. Le multinazionali con entità in free zone devono quindi rivalutare la propria struttura, tenendo conto anche della Substance-based Income Exclusion: una quota di reddito legata a costi del personale e attività materiali nel Paese è esclusa dal calcolo del top-up, premiando chi ha sostanza economica reale negli UAE. Un tema che si collega direttamente alle regole sul transfer pricing negli Emirati.
Safe harbour, adempimenti e sanzioni
La normativa prevede diversi safe harbour che semplificano o azzerano il calcolo: il de minimis (ricavi medi nella giurisdizione inferiori a 10 milioni di euro e utili inferiori a 1 milione), il transitional CbCR safe harbour basato sulla rendicontazione Paese per Paese (utilizzabile negli esercizi fino al 2026 incluso) e i simplified calculations safe harbour. Per molti gruppi, nei primi anni, questi regimi transitori eviteranno il calcolo GloBE completo.
Sul piano operativo, le entità in scope devono registrarsi presso la Federal Tax Authority e presentare la dichiarazione DMTT con versamento dell'imposta entro 15 mesi dalla chiusura dell'esercizio: per i gruppi con esercizio solare 2025, quindi, la prima scadenza cade nel 2027, ma i calcoli e gli impact assessment vanno impostati già nel 2026. Le prime indicazioni segnalano sanzioni per tardiva presentazione di AED 500 al mese per i primi dodici mesi (poi AED 1.000 al mese) e sanzioni da AED 10.000 a 20.000 per violazioni degli obblighi documentali. Ricordiamo infine che gli Emirati, per ora, non hanno introdotto una Income Inclusion Rule né una Undertaxed Profits Rule: la DMTT è l'unico strumento Pillar Two attualmente in vigore nel Paese.
Il lato italiano: D.Lgs. 209/2023, IIR e UTPR
Per i gruppi italiani con società a Dubai il quadro va letto insieme alla disciplina domestica. L'Italia ha recepito la Direttiva (UE) 2022/2523 con il D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209, introducendo l'imposta minima integrativa (IIR) dal 2024, l'imposta minima suppletiva (UTPR) dal 2025 e un'imposta minima nazionale, come illustrato anche da FiscoOggi, la rivista dell'Agenzia delle Entrate. In concreto: se una capogruppo italiana in scope controlla entità negli Emirati tassate sotto il 15%, l'eventuale top-up spetterebbe in prima battuta agli UAE tramite la DMTT qualificata; grazie al QDMTT Safe Harbour, l'Italia non dovrebbe applicare ulteriori prelievi sugli stessi profitti. Restano però rilevanti gli obblighi dichiarativi e di rendicontazione GloBE in Italia, oltre ai consueti presidi su residenza fiscale, CFC ed esterovestizione. Per le strutture societarie articolate, come quelle che coinvolgono una holding a Dubai, un'analisi preventiva è indispensabile.
Conclusioni: cosa fare nel 2026
La Global Minimum Tax negli Emirati segna la fine dell'era della fiscalità zero per i grandi gruppi, ma non cambia nulla per la maggioranza degli imprenditori e professionisti italiani a Dubai: sotto i 750 milioni di euro di ricavi consolidati si continuano ad applicare la Corporate Tax al 9%, la Small Business Relief e il regime di favore delle free zone. Chi invece fa parte di un gruppo multinazionale in scope deve muoversi subito: verifica del perimetro, test dei safe harbour, valutazione della sostanza economica e coordinamento con gli adempimenti italiani.
Lo studio del Consulente legale e fiscale Pellegrino Bozzella assiste imprenditori e gruppi italiani nell'analisi dell'impatto della DMTT, nella pianificazione fiscale internazionale e nella gestione della compliance tra Italia ed Emirati. Contatta lo studio per una valutazione della tua situazione specifica.




